ROBERT DOISNEAU al Palazzo dei Musei di Modena

Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950 © Robert Doisneau
di Luca Sorbo

A chi chiedeva a Robert Doisneau quale era stato il suo percorso formativo rispondeva: “La scuola della strada. Continuava dicendo: “Si arriva in un bel posto dove le cose formano una composizione armoniosa nello spazio, Si stabilisce un’inquadratura… e poi si aspetta, con una specie di speranza completamente folle, irrazionale, che le persone entrino nel riquadro”.

Tutta la sua ricerca visiva si è esplicata nell’ osservare la vita ordinaria. Era affascinato dai piccoli gesti e dalle emozioni delle persone umili, esplora la quotidianità con discrezione. Esponente di primo piano di quella che è passata alla storia come la scuola umanista francese ci ha lasciato un corpus di opere di notevole interesse.

Robert Doisneau, Les Frères, Paris, 1934 © Robert Doisneau

Afferma: “un luogo abitato da persone gentili, capace di restituirmi la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie immagini servivano a dimostrare che un posto del genere poteva esistere davvero. Amo la gente per le sue imperfezioni. Mi sento a mio agio tra le persone comuni. Ci parliamo: si comincia commentando il tempo e poi, senza accorgersene, si passa a ciò che conta davvero. Quando le fotografo non mi comporto da osservatore freddo che analizza un vetrino al microscopio. È uno scambio profondamente umano, ed è meraviglioso accendere i riflettori su chi di solito vive nell’ombra. Il fotografo deve assorbire la poesia del momento come una carta assorbente; la tecnica deve diventare un gesto istintivo, quasi biologico”.

La delicatezza e l’eleganza del suo guardare emergono in modo evidente in tutte le sue immagini e ci ricordano che la vita è ciò che accade ogni giorno e che di solito viene dimenticata dalla storia ufficiale che si concentra solo sui grandi eventi. I quartieri popolari, gli ambienti di lavoro e i luoghi della socialità sono il teatro privilegiato di una ricerca ha dato dignità visiva alle esperienze più comuni.

Doisneau sottolinea: “Le fotografie che mi interessano, quelle che trovo riuscite, sono quelle aperte che non raccontano una storia fino alla fine, ma lasciano allo spettatore di fare a sua volta un pezzetto di strada insieme all’immagine, di continuarla e concluderla e proprio piacimento; una specie di trampolino del sogno”.

Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, Paris, 1951, © Robert Doisneau

Lo spettatore è naturalmente coinvolto nelle immagini, riscopre la sua realtà quotidiana ed amplia la propria sensibilità emotiva.

Una delle immagini più iconiche del Novecento è il bacio davanti all’Hôtel de Ville di Parigi. Molto si è discusso sulla sua autenticità. Oggi sappiamo che fu realizzata con degli attori per un reportage da pubblicare su un settimanale. La verità dello scatto non sono in nulla diminuiti da questa rivelazione, poiché l’occhio del fotografo, allenato a confrontarsi con il quotidiano, ha saputo tradurre in un gesto spontaneo quella che era una situazione costruita. Comunque la tematica della verità dell’immagine fotografica è un tema ancora molto dibattuto e che oltre al bacio di Doisneau ha trovato nella morte del miliziano di Capa un’altra immagine su cui si è discusso molto.

Il 24 settembre si è inaugurata al Palazzo dei Musei di Modena una mostra con 135 stampe ai sali d’argento in bianco e nero, una parte delle quali vintage, provenienti direttamente dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge. Questo è lo studio in cui il fotografo ha lavorato per oltre cinquant’anni, sviluppando e conservando i propri scatti fino alla scomparsa nel 1994 ed è dove è custodito un patrimonio di quasi 450.000 negativi.

Robert Doisneau, Concierge aux lunettes, Paris, 1945 © Robert Doisneau

L’esposizione promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, l’esposizione è curata da Gabriel Bauret.

Sarà visitabile fino al 24 gennaio 2027. Tutte le info sono reperibili sul sito https://www.visitmodena.it/it/mostra-doisneau

Nato nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, Doisneau iniziò la propria attività come apprendista nello studio di un fotografo pubblicitario. Ha lavorato 5 anni alla Renault ed una sezione è dedicata alla documentazione del lavoro in fabbrica.

Dopo la guerra lavorò anche per Vogue e nel 1949 pubblicò La Banlieue de Paris insieme allo scrittore e amico Blaise Cendrars.

L’allestimento, nella nuova ala del Palazzo dei Musei, è molto elegante, le stampe con cornici semplici sono montate su uno sfondo rosso. La scelta curatoriale non ha seguito un percorso cronologico, ma ha privilegiato la costruzione di sezioni tematiche. Le principali sono: il lavoro, l’infanzia, la strada, gli incontri amorosi e la vita sociale.

Il Sindaco di Modena Massimo Mezzetti ha dichiarato: “Questa mostra parla a tutti e prosegue la caratterizzazione che intendiamo dare a questa ala del Palazzo dei Musei: esposizioni che possano catturare l’interesse dei modenesi come dei tanti turisti che scelgono la nostra città in tutti i periodi dell’anno. Robert Doisneau amava l’umanità e ha dedicato la sua vita a ritrarla con partecipazione emotiva negli scatti che ha realizzato. Credo che anche questo sia uno degli aspetti del successo universale della sua fotografia. Ringrazio Silvana Editoriale per il lavoro portato avanti assieme al nostro Assessorato alla Cultura. Siamo certi che, come per de Chirico, anche questa sarà una mostra di grande risonanza che accompagna il successo che Modena sta riscuotendo nell’ambito del turismo delle città d’arte”.

Il catalogo è edito da Silvana editoriale.

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