Le polaroids di Luigi Ghirri al CENTRO PECCI di Prato

di Luca Sorbo
Amsterdam, 1981 – 60×80 cm – Courtesy Eredi di / Heirs of Luigi Ghirri

Il pensiero visivo di Luigi Ghirri si nutre del tentativo di riconfigurare il reale per fuggire dalla sua codificazione culturale sedimentata al fine di trovare nuove domande e nuove risposte. La fotografia non è la rappresentazione della realtà, ma di come percepiamo la realtà.

Scrivi Ghirri a pagina 36 del suo libro Niente di antico sotto il sole: “La fotografia è già surreale, sempre, nella variazione di scala, nella sovrapposizione di più piani, nel suo essere immagine conscia ed inconscia del reale cancellato. La realtà in larga misura si va trasformando in una colossale fotografia ed il fotomontaggio è già avvenuto: è nel mondo reale”. Ghirri vuole squarciare questo muro percettivo, vuole rinnovare lo stupore del guardare, alla scoperta dell’originale perduto.

Amsterdam 1981 – 55×77 cm – Courtesy Eredi di / Heirs of Luigi Ghirri

La storia del linguaggio fotografico ha un grosso debito di riconoscenza con il geniale fotografo emiliano per i tanti contributi che ha dato alla sua evoluzione sia come autore, che come editore ed organizzatore di progetti. Viaggio in Italia del 1984 è da tutti considerato una pietra miliare della moderna fotografia. La mostra di Prato, che presenta opere dal 1979 al 1983 è, quindi, fondamentale per comprendere aspetti della genesi del suo pensiero visivo.

Roma, 1979 – 8×8 cm – Courtesy Thomas Dane Gallery, Londra e Napoli

Lo spettatore è accolto all’interno della bella struttura del Centro di Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato da una serie di pannelli lignei autoportanti, rivestiti di zerbino di cocco, che mostrano le polaroids di grande formato realizzate tra il 1980 e il 1981 ad Amsterdam alla sede dell’azienda che aveva inventato la fotografia a sviluppo istantaneo. L’artista arriva ad Amsterdam con una valigetta piena di oggetti recuperati da casa o dai mercatini delle pulci, e li dispone di volta in volta di fronte alla gigantesca fotocamera. Alle pareti vi sono le polaroids di piccolo formato realizzate tra il 1979 ed il 1983. Immagini che ci trascinano nel suo mondo fantastico, ma profondamente reale.

Ph. Andrea Rossetti

Il percorso espositivo comincia con un dialogo tra una polaroid piccola, incastonata a parete in un pannello di cocco e avente per soggetto una sedia da giardino o da bar, e una grande foto dove dei dadi reali sono posati su uno sfondo rosso, con un motivo che riprende le facce dei dadi disegnate in prospettiva. In entrambe, un pattern rigoroso emerge dalla composizione, che sia lo schienale della sedia bianca o lo sfondo del piano rosso fuoco. Su questa dualità dei piani è costruita la prima sezione della mostra, che indaga come, nel gioco tra sfondo e primo piano, Ghirri faccia emergere il potere di costruzione della realtà insito nelle immagini.

L’esposizione dal titolo, Luigi Ghirri ’79-’83, a cura di Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri, è un indispensabile strumento per capire alcuni sviluppi della ricerca visiva del grande maestro emiliano. Sono esposte una vasta selezione di polaroid scattate fra il 1979 e il 1983 dal fotografo, al quale l’azienda Polaroid aveva fornito un’ampia fornitura di pellicole e macchine. Abbiamo una testimonianza delle sue esplorazioni visive, del suo indagare gli oggetti per rivelare un sentire interiore.

Amsterdam, 1981 – 55.5×77.5 cm – Courtesy Repetto Gallery

È scritto nel comunicato stampa: “La ricerca di Luigi Ghirri si posiziona tra un uso concettuale del medium e una costruzione dell’immagine che suscita immediata empatia. Oggetti portatori di memorie, la complessa stratificazione del paesaggio italiano e le persone che lo attraversano abitano le sue fotografie, dando un senso di familiarità e offrendo al tempo stesso elementi in cui riconoscersi nel mondo da lui raccontato. Questa riconoscibilità dei soggetti convive con una postura analitica adottata dall’artista. Le domande e i temi posti dalle sue opere sono legati alla tecnica fotografica: il generare immagini in cui convivono temporalità diverse, la composizione fotografica che al tempo stesso esclude e include, lo sdoppiamento della realtà insito nella fotografia, lo svelamento di quanto rimane sconosciuto o invisibile nonostante sia sotto gli occhi di chiunque ogni giorno”.

Amsterdam 1980 – 62×48 cm – Courtesy Eredi di / Heirs of Luigi Ghirri

I curatori scrivono ancora: “Proseguendo lungo il percorso della mostra, una serie di fotografie raccoglie immagini che si riferiscono a persone di genere femminile, che siano statue, manichini o ritratti di spalle, a rimarcare la consapevolezza di Ghirri che sempre e comunque l’uomo fotografato è una fotografia. Questa modalità di approcciare la costruzione dell’immagine si riflette anche nelle opere che ci consegnano quegli oggetti dove si legge dello scarto e della differenza tra la copia e il vero, tra il passato e il desiderio della sua immagine al presente. Emergono così dalle vetrine dei negozi piccoli busti romani, la riproduzione della Pietà di Michelangelo, le cartoline con i mosaici paleocristiani, in un anelito al possesso dell’immagine e dell’indagine sull’immagine d’arte, che ritorna anche nei gruppi successivi con Polaroid di grande formato che richiamano opere del passato calate nel presente”.

Formigine, Modena, 1980 – 8×8 cm – Courtesy Thomas Dane Gallery, Londra e Napoli
Roma, 1979 – 8×8 cm – Collezione privata / Private Collection, Novara

Inaugurata il 22 novembre 2025, la mostra sarà visitabile fino al 10 maggio. A chi intende visitarla consiglio anche di dedicare del tempo alla collezione d’arte contemporanea del Centro che è di notevole interesse.  Prato sa essere accogliente ed ha un patrimonio artistico che merita una visita.

Alto Adige, 1980 – 8×8 cm – Courtesy Thomas Dane Gallery, Londra e Napoli

L’uso della polaroid è molto interessante, perché nella sua ricerca Ghirri utilizzava la normale pellicola negativa che poi faceva stampare con toni molto morbidi. L’uso del materiale a sviluppo immediato che aveva una sua gamma cromatica molto particolare ed immodificabile sicuramente avrà incuriosito non poco il grande fotografo. Nella ripresa analogica il ruolo della tecnica era importante, perché vi era una pre-produzione, cioè dalla scelta della fotocamera, dell’obiettivo, della pellicola dipendeva il risultato finale, le possibilità di manipolazione erano molto limitate.   Ghirri stava costruendo un suo alfabeto visivo, stava cercando di comprendere quale era il territorio della fotografia. Queste sperimentazioni, che oggi possiamo ammirare e studiare, ci possono far comprendere meglio il suo percorso visivo.

Amsterdam, 1980 – 60×80 cm – Courtesy Eredi di / Heirs of Luigi Ghirri

La mostra è accompagnata da un intenso programma di attività: un sabato al mese sono previste visite guidate speciali con personalità d’eccezione come l’esperta di comunicazione visiva e semiotica Valentina Manchia, i fotografi Olivo Barbieri e Andrea Abati, l’architetta Federica Fiaschi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Prato, mentre i quattro incontri del corso teorico-pratico di fotografia saranno condotti da Vittoria Ciolini e Andrea Abati. Infine, nell’ambito delle lezioni della Centro Pecci School Arte e Centro Pecci School Cinema, l’11 aprile 2026 Giorgio Di Domenico approfondirà le dinamiche del rapporto tra arte e fotografia.

Capri, 1981 – 8×8 cm – Collezione privata / Private Collection, Novara

Maggiori informazioni sono reperibili sul sito www.centropecci.it

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