Foto/Industria esplora le possibilità dell’abitare

di Luca Sorbo
Il banco ottico di Sisto Sisti e l’autore riflesso nello specchio – 1938/39 – ©: Fototeca dell’Archivio provinciale di Bolzano / Sisto Sisti

Le mostre organizzate al MAST di Bologna sono sempre delle esperienze di notevole spessore.

La VII edizione della Biennale di fotografia dell’industria si è confrontata con il tema della casa e dell’abitare. Il titolo è HOME. Sono state allestite 10 mostre in 7 sedi nel centro storico di Bologna a cura di Francesco Zanot ed una di Jeff Wall presso la Fondazione MAST a cura di Urs Stael.

Le mostre a Bologna erano visitabili fino al 14 dicembre, mentre quella in Fondazione sarà visitabile fino all’8 marzo.  L’ingresso è sempre gratuito.

Scrive Zanot:” La casa è una struttura fisica, la cui costruzione costituisce di per sé una grande sfida industriale, ma è anche simbolo di appartenenza, protezione ed identità. È lo spazio della memoria e della trasformazione la cui evoluzione scaturisce dalle condizioni, dalle esigenze, dalle abitudini e dai desideri di chi la abita. Se la fotografia è specchio e finestra la fotografia li contiene entrambi: è insieme un dispositivo per la promozione dell’intimità e dell’apertura al mondo”.

Comincio il mio percorso alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Ci sono degli studenti dell’Accademia di Belle Arti che seguono una visita guidata. Questo è senz’altro un’altra delle caratteristiche delle mostre in Emilia Romagna che hanno sempre un pubblico numeroso ed attento. Sono esposte le opere di Ursula Schulz-Dornburg che con rigore formale presenta sei serie realizzate tra gli anni Sessanta e i primi anni Duemila in Olanda, Georgia, Russia, Turchia, Iraq e Indonesia, nelle quali l’artista documenta abitazioni costruite con materiali naturali destinate a dissolversi nel corso di pochi anni, così come installazioni pensate per resistere nei secoli unendo lo stile documentario a influenze concettuali e istanze sociali.

Series: Bosporus, Istanbul – 1978 ©: Ursula Schulz-Dornburg

Mi sposto poi a Palazzo Bentivoglio dove Matei Bejenaru presenta Prut. È un progetto avviato nel 2011 e tuttora in corso, che ha come soggetto i villaggi situati sulle due sponde del fiume Prut, che dal 2007 – anno dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea – costituisce un confine naturale della nuova Europa politica. Le immagini di questi luoghi marginali ci mettono in contatto con un mondo rurale radicato nel passato ma allo stesso tempo esposto ai mutamenti del presente. Osservando la vita quotidiana lungo il fiume, che per lui è casa, l’artista racconta la grande storia: le dinamiche politiche degli ultimi cinquant’anni, i cicli economici, i cambiamenti ecologici.

Cârlig, 2017 – ©: Matei Bejenaru

Sempre a Palazzo Bentivoglio c’è una mostra di grande intensità che sottolinea il dramma del popolo palestinese dell’esilio e della perdita della casa. Il titolo è Forensic Architecture.

Photo-match of a still from archival footage of Nakba survivor Salman Abu Sitta returning for the first time to his family’s village of al-Ma’in in 1995, geolocated within Forensic Architecture’s digital reconstruction of the village as it was in 1948. External media courtesy of Palestine Land Society. From Return to al- Ma’in. – 2025 – ©: Forensic Architecture

Alla Fondazione Spazio Venturoli ci sono 3 mostre.

La serie Popihuise di Vuyo Mabheka si colloca in uno spazio intermedio tra documento e finzione, passato e presente, autobiografia e narrazione collettiva. Il titolo rimanda a un gioco diffuso nelle township sudafricane, popihuis, versione a buon mercato della casa delle bambole in cui i bambini riproducono ambienti domestici con materiali di fortuna, dando vita a microcosmi alternativi.

Emakhishini, 2024 – From the series: Popihuise – ©: Vuyo Mabheka – Courtesy: Afronova Gallery

Södrakull Frösakull di Mikael Olsson è un’indagine svolta tra 2000 e 2006 su due case emblematiche del grande architetto e designer modernista Bruno Mathsson, costruite rispettivamente negli anni Cinquanta e Sessanta a Värnamo, nella Svezia meridionale. I due edifici sono non soltanto abitazioni, ma dichiarazioni programmatiche, esperimenti radicali sul rapporto tra individuo e ambiente, tra spazio domestico e paesaggio naturale.

SK05.2002 – 2002 – From the Series: Södrakull – ©: Mikael Olsson

My Dream House is not a House di Julia Gaisbacher è dedicato al complesso residenziale Gerlitzgründe di Graz, uno dei primi esperimenti di edilizia sociale partecipata in Austria, realizzato dall’architetto Eilfried Huth negli anni Settanta.

My Dreamhouse is not a House, 2019 – From the series: 40-part photo series – ©: Julia Gaisbacher by SIAE 2025

Kelly O’Brien, allo Spazio Carbonesi, esplora il lavoro domestico intrecciando storie della sua famiglia alle questioni di classe, genere e occupazione e reclamando la visibilità delle donne lavoratrici e delle loro lotte. Nelle sue opere la narrazione oscilla tra le tensioni dei carichi domestici, zona d’ombra in cui persistono le disparità di genere, e il paradosso della casa come santuario. No Rest for the Wicked celebra infatti la casa per rivelare il lavoro invisibile che vi sta dietro. Il progetto mette in luce l’esperienza delle donne il cui lavoro, sia dentro che fuori casa, spesso non viene riconosciuto.

Scrubber, 2025 – From the series: No Rest For The Wicked – ©: Kelly O’Brien

Microcosmo Sinigo di Sisto Sisti, a Palazzo Paltroni, ritrae lo stabilimento chimico e il villaggio aziendale della Montecatini a Sinigo (Merano), costruiti nel 1924-1928 L’autore, operaio e fotografo autodidatta di origini emiliane emigrato in un Alto Adige agitato dalle istanze fasciste di “italianizzazione”, racconta non solo il lavoro, ma anche la vita delle famiglie residenti tra il 1935 e il 1950. Sono numerosissimi momenti privati e vedute del borgo, concepito quasi come una dimora collettiva. Un microcosmo, appunto, con spazi comuni, orti condivisi, bar, cinema, spaccio, scuola e ambulatorio medico. In mostra, oltre seicento immagini, selezionate tra le oltre tredicimila conservate nella Fototeca archivio provinciale di Bolzano, sono proiettate in cinque postazioni tematiche. Una sala ospita l’approfondimento sull’autore, affidato a una intervista filmata alle figlie, a materiali originali e riproduzioni stampate.

Mostra a cura di Alessandro Campaner (Fototeca Archivio Provinciale Bolzano) e Stefano Riba (Foto Forum).

Un bambino rientra a casa con la palla Un bambino rientra a casa con la palla, 1936/37 – Dalla serie: Ritratti – ©: Fototeca dell’Archivio provinciale di Bolzano / Sisto Sisti

A Small Guide to Homeownership di Alejandro Cartagena (Messico, 1977), a Palazzo Vizzani, è il frutto di una ricerca durata tredici anni sul fenomeno della suburbanizzazione che negli ultimi vent’anni ha trasformato radicalmente la città messicana di Monterrey. In quattro sezioni tematiche dedicate ai nuovi quartieri, ai loro abitanti, alle ripercussioni ambientali e al sistema dei trasporti, l’artista propone un percorso paradossale che, fingendo di guidare all’acquisto di una casa, mette in discussione la retorica della proprietà immobiliare come garanzia di benessere e stabilità e ne smaschera le contraddizioni: un paesaggio frammentato, con quartieri periferici lontani, isolati e in conflitto con l’ambiente circostante, una crescita urbana fondata più sul profitto che sul benessere collettivo.

Carpoolers #10, 2011-2012 – From the series Carpoolers – ©: Alejandro Cartagena

La mostra Living Working Surviving del fotografo canadese Jeff Wall, alla Fondazione MAST, espone una selezione di opere che ripercorrono lo straordinario itinerario artistico di uno dei più rilevanti interpreti del nostro tempo.

Dressing Poultry – © Jeff Wall

Il percorso espositivo propone ventotto opere di Wall, tra lightbox e stampe a colori e bianco e nero di grande formato realizzate dal 1980 al 2021 e provenienti da collezioni private e musei internazionali. Sono immagini dedicate alla vita di tutti i giorni, ai semplici gesti di chi lavora, si muove, svolge compiti e attività quotidiane, apparenti istantanee rubate alla vita dei soggetti, in realtà scene enigmatiche e complesse che mostrano eventi mai accaduti, composizioni indefinite e volutamente ambigue in cui l’osservatore è invitato a immergersi, interrogarsi, trovare significati.

Maggiori informazioni sono reperibili sul sito www.mast.org

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