Aurelio Amendola a Palazzo Reale di Milano. Il giusto riconoscimento a un Maestro della luce

di Enrico Stefanelli

Si è inaugurata lo scorso 16 giugno, nelle sale di Palazzo Reale a Milano, la mostra Aurelio Amendola. Capolavori Fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo Milano, Bernini, Canova, Michelangelo.

A trent’anni dalla personale Cappelle Medicee (1995), Aurelio Amendola torna a Palazzo Reale. E lo fa nel migliore dei modi, con una mostra che è un autentico piacere per gli occhi e per lo spirito.

Sono 85 le fotografie esposte, tutte di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025. Il progetto celebra gli aspetti più rappresentativi della ricerca di Aurelio Amendola, figura di assoluto rilievo della fotografia contemporanea.

Installation view, Aurelio Amendola. Capolavori fotografati, Palazzo Reale, Milano, ph. Rebecca Amendola

Eravamo presenti all’inaugurazione e ci siamo divertiti ad ascoltare i commenti dei visitatori davanti alle opere. Molti sono rimasti sorpresi dalla straordinaria capacità del fotografo di instaurare un dialogo autentico con alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte contemporanea. Un rapporto privilegiato che gli ha permesso di immortalare momenti irripetibili, come la celebre sequenza della combustione di Burri.

Installation view, Aurelio Amendola. Capolavori fotografati, Palazzo Reale, Milano, ph. Rebecca Amendola

Una delle qualità più evidenti di Amendola è proprio la sua empatia, la naturale predisposizione a entrare in sintonia con le persone: una dote che, nel suo caso, diventa uno strumento fondamentale del fare fotografia.

Emilio Vedova – Venezia, 1987, C-Print, 150 x 100 cm (155 x 105 cm con cornice), © Aurelio Amendola

Ma è davanti alle fotografie dedicate alla scultura che il pubblico rimane quasi senza parole. La straordinaria capacità di utilizzare la luce per farci osservare i capolavori da punti di vista inediti restituisce alle opere una vitalità sorprendente.

Ratto di Proserpina, Bernini – Galleria Borghese, Roma, 2018, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 75 cm (105 x 80 cm con cornice), © Aurelio Amendola

Amendola ha spesso dichiarato che la scultura rappresenta la sua più grande passione. Ma osservando queste immagini si comprende come il suo lavoro vada ben oltre la fotografia di documentazione. La luce diventa uno strumento interpretativo, capace di modellare i volumi, isolare i dettagli e costruire una nuova lettura dell’opera. Le sue fotografie non sostituiscono la scultura: ne rivelano possibilità espressive che spesso sfuggono allo sguardo del visitatore e lo si comprende immediatamente osservando le immagini dedicate ai capolavori di Michelangelo, Bernini e Canova.

In questo ambito Amendola ha raggiunto risultati difficilmente eguagliabili.

Giuliano de’ Medici, Michelangelo – Cappelle Medicee, Firenze, 2004, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 110 x 150 cm (115 x 155 cm con cornice), © Aurelio Amendola

La fotografia di Amendola non si limita infatti alla riproduzione dell’opera d’arte. Attraverso un uso magistrale della luce e un rigoroso controllo della composizione, l’autore costruisce una nuova interpretazione dell’opera, capace di rivelarne aspetti che spesso sfuggono anche all’osservazione diretta. È proprio in questa capacità di trasformare la fotografia in un autonomo linguaggio interpretativo che risiede la grandezza del suo lavoro.

Amendola non fotografa semplicemente le opere d’arte: fotografa la luce che le rivela. È attraverso la luce che interpreta la materia, restituisce volume alle superfici e conduce lo sguardo verso dettagli che spesso sfuggono all’osservazione diretta.

Le Tre Grazie, Canova – Galleria Borghese, Roma, 2008, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 100 cm (105 x 105 cm con cornice), © Aurelio Amendola

La mostra è allestita con grande cura. L’illuminazione, elemento fondamentale per valorizzare opere di questa qualità, è impeccabile, mentre la scelta cromatica delle pareti contribuisce a esaltare ulteriormente la forza espressiva delle fotografie.

Dalle sculture immortali di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Antonio Canova (1757-1822), fino alla potenza espressiva dell’arte contemporanea rappresentata da Alberto Burri (1915-1995), Emilio Vedova (1919-2006) e Hermann Nitsch (1938-2022), le immagini di Amendola non si limitano a documentare le opere: ne rivelano l’anima e, allo stesso tempo, ci introducono nel dietro le quinte del processo creativo degli artisti.

Hermann Nitsch – Vienna, 2012, C-Print, 150 x 150 cm (155 x 155 cm con cornice), © Aurelio Amendola

Per la prima volta è inoltre possibile ammirare una selezione di fotografie dedicate al Duomo di Milano. Anche in questo caso lo sguardo di Amendola evita la semplice rappresentazione architettonica per trasformare la cattedrale in una grande scultura di luce e di pietra. Il suo sguardo si allontana dalla tradizionale fotografia di architettura. Il Duomo di Milano perde la propria monumentalità per trasformarsi in un’immensa scultura, dove luce, materia e dettagli diventano i veri protagonisti.

Duomo di Milano, 2009, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 105 x 150 cm (110 x 155 cm con cornice), © Aurelio Amendola

Il catalogo della mostra è pubblicato da Skira.

La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Associazione Culturale BUILDING, alla quale vanno i nostri complimenti per l’impeccabile organizzazione dell’evento.

Orari

Da martedì a domenica: 10.00 – 19.30 – Giovedì: apertura fino alle 22.30 – Lunedì: chiuso

Ingresso libero.

Tutte le info sono reperibili sul sito www.palazzorealemilano.it

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