Bernd & Hilla Becher. History of a Method al MAST di Bologna

di Luca Sorbo

“I Becher hanno dato vita a un nuovo stile documentario dalla marcata dimensione artistica. Nel solco della fotografia della Nuova Oggettività, senza dimenticare la lezione della fotografia descrittiva del XIX secolo, hanno scelto e mantenuto con costanza un approccio oggettivo, che ha avuto una forte risonanza e un’eco particolarmente significativa nell’ambito del minimalismo e dell’arte concettuale”.

Queste parole di Urs Stahel, curatore della mostra insieme a Gabriele Conrath-Scholl e Max Becher, ci introducono alla mostra sui coniugi Becher che hanno innovato i canoni della fotografia industriale e che ha influenzato generazioni di autori, dando vita a una scuola della quale furono protagonisti gli allievi dell’Accademia d’Arte di Düsseldorf, tra cui Andreas Gursky, Thomas Struth, Candida Höfer e Thomas Ruff, per citarne alcuni.

La mostra inaugurata il 23 aprile sarà visitabile fino al 27 settembre. È la prima volta che in Europa viene presentato il percorso artistico dei coniugi Becher in modo così completo.

Sculture anonime è il titolo della loro prima raccolta del 1970. Le riprese sono caratterizzate da un approccio alla fotografia industriale rigoroso e sistematico. Utilizzano una fotocamera di grande formato per avere il massimo dettaglio e realizzano le loro immagini sempre con luce diffusa, sfruttando le giornate nuvolose. Utilizzano sempre il bianco e nero, perché sono interessati ad evidenziare le architetture ed il colore può essere un elemento di disturbo. Non vi è mai la presenza umana.

Ritraggono lo stesso soggetto da diversi punti di vista e chiamano questo procedimento: Svolgimenti. Famose sono anche le serie note come Tipologie che consistono in gruppi di immagini composti da un minimo di nove a un massimo di ventiquattro fotografie organizzate in una griglia. Possono essere considerati un’analisi comparativa e di una classificazione delle forme e delle strutture degli edifici industriali, che ne sottolinea sottili differenze. A volte per raggiungere lo scopo sono stati necessari anche anni.

Dal 1968 concentrano la loro attenzione anche sulle case degli operai e degli impiegati delle industrie, principalmente sui caseggiati popolari che sorgono all’epoca nel bacino della Ruhr e in Renania, nei pressi di miniere di carbone e acciaierie. A questa ricerca segue quella sulle case a graticcio che vengono sempre fotografate da diversi punti di vista.

Tra le loro immagini più famose ci sono le serie sulle torri di estrazione. La scelta di questa soggetto fu dovuta al fatto che, nelle cittadine minerarie, il posso di estrazione era il centro da cui era nato l’abitato, potrebbe essere considerato come un campanile laico che tutti gli abitanti guardavano perché era la fonte della loro sopravvivenza. La loro ricerca fotografica fu anche motivata dal fatto che molte di queste cittadine minerarie stavano per essere smantellate quindi non sarebbe rimasta alcuna traccia di questi insediamenti che avevano avuto una grande importanza.

Inizialmente il loro lavoro non fu molto apprezzato, veniva percepito solo come una ricerca di tipo documentaristico senza altro pregio. Solo in seguito si comprese la portata innovativa di questo approccio che oggi è considerato come uno dei movimenti artistici più importanti del dopoguerra.

La ripetizione è stato uno degli elementi caratterizzanti della loro ricerca. Le griglie fotografiche trasformano edifici funzionali in pura estetica architettonica, mettendo in evidenza somiglianze e differenze. Subirono l’influenza di Walker Evans, che si era concentrato sugli edifici della società americana. Evans, però, era interessato più agli aspetti sociali mentre i coniugi Becher adottarono un approccio più analitico e sistematico, concentrandosi esclusivamente sulla struttura e sulla forma del soggetto fotografato.

L’incontro tra Hilla e Bern Becher avviene all’Accademia di Düsseldorf nel 1957. Hilla Wobeser (1934-2015) è già una fotografa professionista e lavora per un’agenzia pubblicitaria. Bernd Becher (1931-2007) ha invece intrapreso un percorso artistico, prima come pittore decorativo e poi come grafico. Dal 1959 i loro percorso si uniscono. La prima campagna fotografica si concentra sulla valle della Ruhr, territorio caratterizzato dalla presenza di importanti siti minerari e siderurgici. Miniere, torri d’estrazione, torri idriche e torri di raffreddamento, gasometri, bunker per il carbone, altiforni e silos per i cereali diventano i soggetti di un’indagine sistematica e rigorosa.

L’industria aveva modificato così profondamente l’aspetto di alcuni luoghi che si erano installati dei modelli urbanistici specifici, che annullavano la distanza fra i luoghi della vita sociale, la città, e della produzione. La loro ricerca, apparentemente anonima, ha ridefinito i codici della fotografia di paesaggio.

La mostra, che presenta oltre 350 fotografie originali, si apre con i paesaggi industriali. Si tratta di altiforni, forni da calce, miniere e cave di ghiaia realizzati tra il 1962 e il 1999 in diversi Paesi. Abbiamo poi vari esempi sei cosiddetti Svolgimenti e Tipologie.

Un approfondimento è dedicato alla ricerca confluita nel volume Anonyme Skulpturen. Eine Typologie technischer Bauten. Sono presenti 40 fotografie originali e testi scritti nel 1970. La mostra fu presentata la prima volta nel 1969 alla Kunsthalle Düsseldorf. Fu un evento molto importante, perché fece conoscere al mondo artistico internazionale la ricerca dei coniugi Becher.

Una sezione è dedicata a ripercorrere il percorso personale sia di Bern che di Hilla Becher.

Molto ben documentata è la loro attività editoriale. Dal 1977 collaborano con la casa editrice Schirmer/Mosel, realizzando pubblicazioni che rappresentano veri e propri capolavori sotto il profilo artistico ed editoriale. Furono anche molto innovatori nella progettazione e nella grafica di inviti, locandine e manifesti.

È dato ampio spazio ai fotografi della Scuola di Fotografia di Düsseldorf, con opere provenienti dalla Collezione MAST. Si crea in questo modo un dialogo tra l’opera dei maestri e degli allievi che evidenzia l’eredità e l’attualità del metodo dei Becher attraverso le ricerche delle generazioni successive.

Interessante il catalogo, pubblicato da Schirmer/Mosel Verlag in lingua tedesca, con testi di Max Becher, Gabriele Conrath-Scholl, Marianne Kapfer, Urs Stahel, e da un booklet, in lingua italiana e inglese, edito da Fondazione MAST.

Tutte le info sono reperibili sul sito www.mast.org

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