True Fictions – Ai confini della realtà

Sandy Skoglund, Revenge of the Goldfish, 1981, archival color photograph cm 88.9 x 69.2 ca. Courtesy: Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT).
di Azzurra Immediato
_

Riaprono le mostre, i musei, con tempi e modi del tutto peculiari e sembra di riemergere da una dimensione sospesa e metaforica che ha deviato la nostra percezione per quasi un anno. Tra le esposizioni che dal 10 febbraio avranno nuovamente la possibilità di accogliere assembramenti di idee e non di corpi – chi ha a che fare con la cultura non metterebbe mai a rischio la libertà dell’altro da sé, ça va sans dire – vi è  True Fictions, la prima retrospettiva mai realizzata in Italia sul fenomeno della staged photography, la tendenza che a partire dagli anni Ottanta ha rivoluzionato il linguaggio fotografico e la collocazione della fotografia nell’ambito delle arti contemporanee”, allestita immaginificamente a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, curata da Walter Guadagnini nell’ambito del Festival Fotografia Europea. Con la riapertura da febbraio a marzo, la mostra si trasforma in una inattesa “promessa di felicità” per dirla con Stendhal.

Il tema “portato in scena” è quel linguaggio che ha fuso fotografia e cinematografia non già e non solo da un punto di vista tecnico quanto, piuttosto, da una prospettiva concettuale ab origine. L’elemento perturbante, il corto circuito, l’idea che la “verità fotografica” sia messa in discussione in modo del tutto illusorio ma credibile, per paradosso visivo, compositivo e percettivo, è sostenuto da dettagli stranianti che colpiscono l’osservatore mettendolo in guardia da ciò che la fotografia gli pone di fronte, nella sua piena tangibilità materica, nella sua cosiddetta “traduzione del reale”. Tale sensazione, aleatoria e inspiegabile per certi versi, accompagnava il visitatore sin dai primi passi mossi in mostra, nei giorni dell’opening lo scorso autunno, in un momento storico peculiare, in cui le tanto odiate fake news, spesso legate alle elezioni statunitensi, riempivano il mondo dell’informazione quotidiana.

Bruce Charlesworth, #16 from the series ‘Fate’.

Si avanza, così, tra le opere di Emily Allchurch, James Casebere, Bruce Charlesworth, Eileen Cowin, Thomas Demand, Bernard Faucon, Joan Fontcuberta, Samuel Fosso, Julia Fullerton Batten, Teun Hocks, Chan-Hyo Bae, Alison Jackson, Yeondoo Jung, David Lachapelle, David Levinthal, Hiroyuki Masuyama, Tracey Moffatt, Yasumasa Morimura, Nic Nicosia, Lori Nix, Erwin Olaf, Jiang Pengyi, Andres Serrano, Cindy Sherman, Laurie Simmons, Sandy Skoglund, Hannah Starkey, Hiroshi Sugimoto, Paolo Ventura, Jeff Wall, Gillian Wearing, Miwa Yanagi, disposte secondo un allestimento prezioso e assolutamente “staged”: lo spazio museale si trasforma in una scatola magica in cui ciò che l’astante osserva, suggerito dagli artisti, innesca il dubbio della meraviglia, l’incertezza di fronte alla verità assodata. Ma attestata da cosa? Le fotografie in mostra, nella loro ricercatezza formale, dimostrano che nessuna verità è incontrovertibile se entra in scena la fantasia, l’immaginazione, sino a rendere “più vero del vero” ciò che si osserva – e questa è una lezione che giunge dalla pittura del Seicento.

True Fictions compie un passo ulteriore: la fotografia come specchio del reale si trasforma in uno specchio che deforma, in maniera stupenda e stupente, il già noto e dà spazio, al contrario, ad una fascinazione per l’ignoto, in grado di scardinare filosoficamente il gradiente di verità. Tutto diviene soggettivo, la lettura delle immagini estende nel qui e ora una prosecuzione di percezioni neuronali rivoluzionarie nell’ambito di una fruizione “normale”. Se è vero che un’opera d’arte si rivela riflesso della ricerca di un artista ma anche della psiche di chi la osserva – è la neuroscienza ad affermarlo – ecco che le opere di questa mostra spostano l’indice percettivo e interpretativo ben oltre, offrendo agli elementi distopici un ruolo attoriale principe.

Le oltre cento opere presenti suggestionano, allarmano, aprono ad una visione inusitata che lascia però intravedere frammenti di quel passaggio epocale che ha aperto le porte dell’Arte alla Fotografia. Se questo, oggi, può apparirci fatto conclamato tale da non necessitare ulteriori approfondimenti, basterà addentrarsi nelle sale di Palazzo Magnani per constatare – a partire dal dialogo tra le opere, l’allestimento, le architetture e le decorazioni del palazzo stesso – quanto ciò che era stato affidato solo all’arte pittorica e scultorea o al cinema sia riuscito ad entrare prepotentemente, ma con straordinaria capacità, nella fotografia.

True Fictions, installation view, courtesy Laura Ligabue.

Tutto è immaginifico, personaggi inventati si relazionano con figure della storia contemporanea ritratte in modo assolutamente sconvolgente. La trasformazione è lì, dinanzi allo sguardo indagatore del pubblico, uno sguardo che, però, d’improvviso cede all’immaginifico e si lascia trasportare dall’invenzione, dallo stupore della meraviglia, senza che sia più necessario chiedere quale sia il ruolo della verità, essendoci altro in gioco. Ed ecco che la staged photography si presenta come “la macchina dei sogni”, capace di produrre l’inimmaginabile e per farlo, nel percorso espositivo, si scopriranno anche i progressi mossi dalla tecnologia in tale campo mentre la realtà diventa, inesorabilmente, il palcoscenico.

“Ma vanno così le cose della vita: uno pensa di recitare la sua parte in uno spettacolo e nemmeno si immagina che sul palcoscenico nel frattempo, di soppiatto, hanno cambiato lo scenario e senza saperlo si ritrova nel bel mezzo di uno spettacolo completamente diverso.”
(Milan Kundera)

È verità o finzione? È True Fictions. A voi lettori, scoprire l’arcano visitando la mostra.

True Fictions, installation view, courtesy Laura Ligabue.

 

TRUE FICTIONS – AI CONFINI DELLA REALTÀ

Palazzo Magnani
Corso Garibaldi, 29, Reggio Emilia

Nuove date dal 10 febbraio al 26 marzo 2021
mer, gio e ven: 14.00 – 20.00

 

8 febbraio 2021

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *