Michele Borzoni | Workforce. Il lavoro ai tempi dell’economia 4.0

Amazon, Castel San Giovanni (Piacenza), 2016. Area di archiviazione di medie dimensioni. La merce è immagazzinata su chilometri di scaffalature e consegnata al ritmo di 1 oggetto ogni 4 secondi.
di Dario Orlandi
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Tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’10 la percentuale di PIL italiano distribuita in salari è scesa dal 65% al 50%, complici le innovazioni tecnologiche, le delocalizzazioni, le crisi economiche. Il dato introduce un mondo del lavoro completamente nuovo, la cui iconografia si discosta molto da quella tradizionalmente associata all’idea di produzione.

Michele Borzoni ha esplorato il panorama produttivo dell’Italia contemporanea per individuare le novità, le criticità e per contribuire alla diffusione di un rinnovato immaginario visivo in linea con una modernità in continua e sempre più rapida trasformazione.

Amazon, Castel San Giovanni (Piacenza), 2016. Le porte d’ingresso di 86.000 m2 di magazzino. Qui lavorano 830 persone, la cui età media è di 31 anni.

Da cosa è nata l’idea di Workforce?
Dopo anni dedicati a progetti fotografici internazionali ho sentito la necessità di occuparmi di luoghi a me più vicini, della mia generazione e della crisi economica che ha colpito l’Europa a partire dalla fine degli anni ’00.

Come hai impostato il tuo lavoro?
Ho cominciato a fotografare le aziende finite all’asta giudiziaria: ambienti lavorativi svuotati, caratterizzati da un impressionante senso di assenza; contemporaneamente ho iniziato ad interessarmi alle folle sterminate che partecipano anonime ai concorsi pubblici. Grazie a queste due serie ho realizzato che vuoto e pieno sono le facce opposte del lavoro contemporaneo; da questa dicotomia ho tratto ispirazione per sviluppare le parti successive del progetto.

Nuova Fiera di Roma, Roma, 2016. Esame per l’assunzione di 40 storici dell’arte al Ministero dei Beni Culturali. Ai test di preselezione i candidati erano 1550.

I capitoli del libro sono dedicati a Centri logistici, Concorsi pubblici, Aste fallimentari, Call centers, Industria 4.0, Braccianti Stranieri, Picchetti sindacali, Industria tessile cinese, Aziende recuperate. Come hai scelto questi ambiti?
Ogni serie è stata scelta in base a due criteri: una stretta vicinanza col lettore ideale del libro e una scarsa documentazione visiva disponibile. Ad esempio: tutti noi acquistiamo online, ma chi sa veramente cosa si cela dietro al “clic” su di un e-commerce?

Dalle tue esplorazioni, come ti sembra cambiato il lavoro in Italia?
Poche città molto avanzate attraggono lavoratori iper-specializzati, non necessariamente iper-istruiti, con risultati molto buoni dal punto di vista occupazionale. I luoghi che rimangono esclusi dai processi dell’economia 4.0 sono invece condannati ad un crescente calo qualitativo e quantitativo degli impieghi.

Call & Call, Pistoia, 2015. Contact center con 2.500 dipendenti, di cui circa l’80% donne con un’età media di 35 anni. La sede di Pistoia ha 250 impiegati.

Nelle nuove forme di lavoro hai notato un livello crescente di spersonalizzazione rispetto al passato?
Probabilmente la linea di produzione fordista era altrettanto spersonalizzante. Quello che è tipico del nostro tempo è lo scollegamento tra lavoro e produzione, la perdita di contatto con l’oggetto: Amazon, ad esempio, non produce niente, si occupa semplicemente di logistica; nei capannoni che oggi sono destinati a servizi una volta si producevano oggetti tangibili.

Le tue immagini sono molto ordinate e silenziose, un rigore che caratterizza non solo  gli spazi ma anche le persone. E’ una metafora dei cambiamenti profondi che interessano il lavoro contemporaneo?
L’estetica delle mie immagini nasce dalla volontà di mostrare la deprivazione identitaria che caratterizza il lavoro contemporaneo. Per uno come me, che ha la fortuna di avere il pieno controllo sul proprio lavoro,  questo aspetto è sconvolgente.

Maserati, Grugliasco (Torino), 2017. Unità di assemblaggio in cui la carrozzeria è saldata da speciali robot COMAU.

Il tuo libro contribuisce ad una rivisitazione dell’iconografia del lavoro e – con questa – dell’idea stessa di lavoro…
Ci sono molte consuetudini visive da svecchiare se vogliamo parlare del lavoro contemporaneo: ad esempio, gli operai del settore automobilistico oggi non hanno le tipiche mani sporche, ma svolgono prevalentemente funzioni di controllo. Con le mie immagini ho cercato di mostrare come sia cambiato il rapporto fra operai e macchine, aprendo al complesso dibattito sul rischio/opportunità rappresentato dalla progressiva automazione.
In generale, tutto il mio progetto ha l’obiettivo di aprire una finestra sugli aspetti nuovi e poco esplorati del lavoro contemporaneo, per contribuire ad una riflessione sulle prospettive e le criticità occupazionali del futuro.

 

Workforce è edito da L’Artiere. Tutte le informazioni su www.lartiere.com

Fotografie: © Michele Borzoni, courtesy dell’artista

 

9 settembre 2019

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