MC2.8 – In un mare di plastica: “Opera Nostra”

L’essere umano è vittima e carnefice dei rifiuti che produce.
di Azzurra Immediato
_

Il mondo della fotografia è un universo in cui la visione del reale si incontra nel segno e nella traccia delle luci e delle ombre, della verità e della finzione, del colore o della monocromia, tra grandi miti del passato e sperimentazioni che seguono la velocità della tecnologia e dove, come in una sorta di rituale, la forza delle immagini ci raggiunge in maniera più immediata. Pochi mesi fa, durante il lockdown di primavera, ero venuta in contatto con il duo MC2.8, al secolo Maria Chiara Maffi e Chiara Giancamilli, giovani e talentuose milanesi, con le quali ho condiviso un’esperienza riguardante il loro progetto Barca a vela. Il mondo della fotografia, però, a volte è più piccolo di ciò che appare, sarà una questione di ottica, di obiettivo, di prospettiva o, semplicemente, di casi della vita. Qualche giorno fa mi è stato presentato Opera Nostra, uno dei progetti più importanti delle due fotografe, pubblicato da UNRIC Italia nel programma Creatività per l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e vincitore del Premio Giovane talento 2020 di Italy Photo Award.

“Il nostro intento è raccontare storie che possano essere comprese da tutti e che possano entrare in empatia con lo spettatore” afferma il duo MC2.8 e il legame empatico del loro racconto prende avvio dalla presa di coscienza che l’inquinamento da plastiche e microplastiche sta distruggendo i nostri mari, asfissiandoli senza tregua.

Mondo ricostruito con rifiuti e reti di plastiche trovate su spiagge italiane.

La loro riflessione pone al centro della narrazione un immaginario la cui gravità si attesta dinanzi allo sguardo dell’osservatore come simbolica metafora del nostro tempo, certo, ma anche del pessimo comportamento che ognuno di noi ha assunto nella piena mancanza di rispetto del pianeta. Maria Chiara Maffi e Chiara Giancamilli, con Opera Nostra hanno voluto dare una mano, fare qualcosa per poter tentare di riscattare, in qualche maniera, gli errori dell’umanità, con una ragionata e simbolica manipolazione dell’immagine che avviene anche attraverso il riuso di materiali plastici. Gli scatti, infatti, sono stampati su plastica o acetati, dichiarazione tangibile che persino dagli scarti può nascere, o meglio, rinascere, qualcosa dalla valenza artistica e culturale. Lo studio ex ante portato avanti dal duo MC2.8 è ampio e molto sconfortante per il pianeta, pertanto, le fotografie che compongono questa sorta di favola morale visiva abbracciano le sensibilità più varie, non attraverso un’angosciante documentazione, bensì mediante un’immaginifica tensione estetica che, nel gioco della trasformazione, veicola il proprio messaggio più profondo.

In un’intervista di qualche tempo fa le MC2.8 hanno affermato: “Tutto il mondo getta le sue reti, ricevendo in cambio plastica. La stessa rete dà vita ad un piccolo pesce rosso, chiamato a rappresentare lʼintera comunità marina, al cui interno sono riconoscibili frammenti di plastica.”

Il fiume Yangtze in Cina che trasporta fino a 1,5 milioni di tonnellate di plastica in mare ogni anno. | Un pesce rosso al cui interno sono riconoscibili frammenti di plastica e reti.

Il loro sguardo, tramite Google Earth, ha sorvolato i continenti asiatico e africano, le Americhe e l’Europa, osservazione poi impressa in fotografie successivamente stampate a getto dʼinchiostro su fogli di plastica trasparenti. Ecco che i fiumi Yangtze in Cina, il Nilo, il Rio delle Amazzoni e il Danubio si sono rivelati indicibili portatori di inquinamento nei mari, tonnellate di plastica riversate nelle acque, uno scempio che le due artiste hanno voluto raccontare in un itinerario composto da allegoriche costruzioni concettuali al fine di generare nuova quanto necessaria responsabilità. Materia inquinante e materia artistica si sono fuse, dando origine ad una peculiare visione che genera un rapporto inusitato e affatto retorico con il nostro comportamento quotidiano, talmente superficiale e ignaro delle grandi problematiche insorte da far sì che MC2.8, attraverso Opera Nostra abbia voluto sottolineare un dato profondamente perturbante: ogni anno introduciamo nei nostri organismi oltre cinquantamila particelle di plastica.

Una delle fotografie del progetto, emblematicamente titolata L’essere umano è vittima e carnefice dei rifiuti che produce, delinea il carattere antropologico di quel che possiamo considerare un immane disastro; Opera Nostra, nella sua complessità fotografica ed ontologica, si propone come metafora immaginifica del mondo deturpato dalla nostra epoca, l’Antropocene, in cui l’uomo ha trasformato sé stesso in vittima, al contempo macchiandosi della responsabilità di essere carnefice di una simile devastazione.

“Ho visitato tantissimi luoghi per fare campionamenti insieme a scienziati e ricercatori, e abbiamo trovato sacchetti ovunque: nei ghiacci polari e nel mare Artico, nel fiume Po e nel Mediterraneo. Ne abbiamo visti perfino sulle vette delle montagne.” (Franco Borgogno – autore del libro “Un Mare di plastica”).

Le due artiste si pongono una domanda: “Quando impareremo a volerci bene?” Forse mai, troppo narcisi per scampare al mito ovidiano mai del tutto compreso. Opera Nostra inizia il suo viaggio intorno al mondo a partire da una riflessione di Franco Borgogno – tratta dal libro Un Mare di Plastica – che MC2.8 ha scelto come manifesto della propria ricerca: “Ho visitato tantissimi luoghi per fare campionamenti insieme a scienziati e ricercatori, e abbiamo trovato sacchetti ovunque: nei ghiacci polari e nel mare Artico, nel fiume Po e nel Mediterraneo. Ne abbiamo visti perfino sulle vette delle montagne.”

La fotografia si pone come medium per raccontare, per spingersi sin dove il nostro sguardo non arriva e per porre, dinanzi ai nostri occhi velati, il ruolo che abbiamo abbandonato. La verità delle foto di MC2.8 non è quella meramente intesa come traduzione e registrazione impressa del reale ma, attraverso un diverso linguaggio, la verità che affiora è ben più profonda e tenta di raggiungere le radici incancrenite del nostro tempo.

 

Tutte le fotografie: © Opera Nostra, MC2.8 (Maria Chiara Maffi, Chiara Giancamilli)

 

9  luglio 2020

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *