Mathieu Asselin | Monsanto. Un’indagine fotografica

Semi OGM ©Mathieu Asselin
di Beatrice Bruni
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Alcuni anni fa lessi un libro che stabilì nel mio immaginario un legame indissolubile tra le parole “multinazionale della chimica” e tragedia annunciata. Si trattava di Mezzanotte e cinque a Bhopal di Dominique Lapierre, e l’incriminata multinazionale era la Union Carbide, produttrice di fitofarmaci, poi acquisita da Dow Chemicals. Rimando al libro per il disastro di Bhopal, in cui persero la vita, per gravi negligenze della dirigenza, migliaia di persone che già versavano in uno stato di  penosa povertà.

Ma la storia che voglio raccontare è un’altra, e ha per protagonista una delle più importanti multinazionali dell’agro-alimentare al mondo: la famigerata Monsanto, statunitense, leader assoluto nella produzione di alcuni prodotti per l’agricoltura, non ultimi i tanto vituperati ogm.

La città di Sauget è stata fondata nel 1926 ed è nota come Monsanto City. A Sauget fu costruito il più grande impianto produttivo di Pcb, (policlorobifenili), un composto chimico cancerogeno ©Mathieu Asselin

Il racconto più efficace riguardo a questa lunga storia di ingiustizie sociali ed estenuanti lotte ambientaliste è l’indagine del fotoreporter franco-venezuelano Mathieu Asselin: l’autore, con il suo progetto Monsanto. A photographic investigation, narra le vicende della Monsanto che, fin dalle origini, ha contraddistinto la sua storia per una condotta poco cristallina, controversie con gli scienziati e l’opinione pubblica, inchieste, insabbiamenti e scandali. Molte le vicende poco chiare nella storia della multinazionale; l’Agent Orange, defoliante usato dagli Stati Uniti nella Guerra del Vietnam, è uno dei prodotti più tristemente famosi.

Heather Bowser si definisce figlia di Agent Orange. È nata senza diverse dita e parte della gamba destra. Suo padre, Bill Morris, combatté in Vietnam e fu esposto ad Agent Orange. Canfield, Ohio, USA ©Mathieu Asselin

Nell’indagine, svolta per cinque anni, dal Vietnam agli Stati Uniti, Asselin ha documentato come gli effetti di questa sostanza chimica abbiano avuto drammatiche conseguenze sulle popolazioni vietnamite, fino alla terza generazione. Ha fotografato americani colpiti da malattie derivanti dall’utilizzo di sostanze chimiche per l’agricoltura, corpi gravemente deformati, bambini nati senza gli occhi o privi degli arti. Tutto ciò ha coinvolto intere comunità. I ritratti sono molto potenti, ma senza clamori: Asselin vuole farci vedere le cose come stanno, seguendo una semplice linea temporale. Questa è la sua missione.

Nessuna causa intentata contro la Monsanto è stata veramente in grado di stabilire la verità sul gruppo, perché sembra che la società benefici di strette connessioni con il governo americano, ed in particolare con la FDA (Food and Drug Administration).
L’autore dunque risponde con le sue fotografie, che raccontano un’evidenza, sono esse stesse prova di ciò che è accaduto.

Al contempo Asselin ha creduto necessario accompagnare queste immagini a documenti, testi processuali, pagine di giornale, pubblicità, curiosi memorabilia per rendere il racconto più completo, vero, e la verità inoppugnabile. Ne risulta quindi una lunga, potente indagine, molto pertinente e dettagliata, sulle attività del “mostro” Monsanto.

Thuy`Linh, 21 anni, vittima di terza generazione degli effetti dell’agente arancio. È nata senza braccia a causa di una malformazione genetica. È stata ricoverata in una clinica dai 3 ai 18 anni ©Mathieu Asselin

Sia nella mostra che nel libro, ormai sold out da tempo, vincitore di molti premi prestigiosi, ci troviamo di fronte a manifesti pubblicitari accattivanti, dagli slogan infallibili, come “The best way to tame a wildfire is with chemicals”, o a disegni di casette di dolcetti alla Hansel e Gretel in cui viene promesso il racconto di una “Sweet Story”.

Tutto questo accanto a fotografie di vasi di feti di bambini nati morti e deformati, per le gravi ripercussioni degli agenti chimici sulle donne in gravidanza. Non pare dunque uno sweet world quello che ci troviamo davanti, ma piuttosto un incubo dal quale vorremmo scappare.

Un progetto molto forte, che fa salire il cuore in gola, ma che non possiamo assolutamente ignorare. Viviamo su questo pianeta, questa è anche la nostra storia. 

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