Grüne Linie | Sui sentieri della Resistenza

©Giancarlo Barzagli
di Dario Orlandi
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Grüne Linie (Linea Verde) è il nome ufficiale della Linea Gotica, l’estrema difesa lungo l’Appennino tosco-emiliano dell’esercito tedesco in ritirata durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu lo stesso Hitler, intuendo l’esito della guerra, a volerne modificare il nome in “Verde”: non sopportava che fossero i “Goti” a cedere sull’ultima linea difensiva prima della disfatta.

Quella dell’Alto Mugello è una montagna dolce, costellata di casolari, legnaie e forre, verde dei boschi di faggio e castagno che per due anni furono il ricovero per molti Italiani che scelsero di opporsi alla violenza ideologica e militare del Nazifascismo.

Qui il silenzio laborioso dei montanari fu di sostegno ai Resistenti costituiti nel piccolo esperimento democratico della “Repubblica del Carzolano”. Qui, i muri dei ricoveri – oggi ruderi – si ergono come specchi dei passaggi di cui sono stati testimoni e le tracce della guerra riaffiorano ancora sparse nel terreno.

Giancarlo Barzagli ci accompagna in un’esplorazione dei luoghi, dei reperti e dei volti di un territorio profondamente segnato dal conflitto etico, politico e militare che ha solcato l’Italia nelle fasi conclusive della Seconda Guerra Mondiale.

Nelle immagini, silenziose e meditate, riecheggiano i rumori degli scarponi in marcia, gli spari, gli “Halt!”; lo scoppiettio dei fuochi di fortuna, l’umido e il freddo delle nottate passate all’addiaccio nell’ansia di un imminente scontro a fuoco. 

E pare anche di sentire l’autore interrogarsi su cosa sia rimasto oggi della memoria e dei valori che animarono allora i giovani Resistenti. “Basta chiederlo ai faggi”, suggerisce Wu Ming 2 nel bel racconto che impreziosisce il volume.

Oppure, è sufficiente meditare sulla toccante riflessione del partigiano Gianni che in una lettera all’amico Luciano scriveva: “Sarebbe meglio dire che vi sarà libertà se noi sapremo esserne i portatori e se riusciremo a trasferire nelle città e in tutto il paese i principi di lealtà e di amicizia che qui abbiamo saputo istituire e difendere”. Difficile dire oggi se e quanto le aspirazioni di Gianni abbiano realmente permeato la società italiana.

L’esercizio della memoria è una pratica costante alla quale una democrazia matura non può sottrarsi, per ricordare le lacerazioni da cui è nata e per anticipare le nuove e future insidie. Perché, come riassumeva Indro Montanelli, “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”.

per le fotografie: © Giancarlo Barzagli

 

27 giugno 2019

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