Giovane Fotografia Italiana | Ropes/Corde

© Iacopo Pasqui, N
di Chiara Ruberti
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Fotografia Europea (Reggio Emilia) accoglie da sette anni Giovane Fotografia Italiana, un progetto, a cura di Daniele De Luigi, dedicato alla scoperta e alla valorizzazione dei migliori talenti emergenti della fotografia contemporanea italiana. Ogni anno, attraverso una open call, si invitano gli artisti italiani under 35 che utilizzano la fotografia a confrontarsi con un tema scelto in linea con quello portante di FE.

Ho trovato molto intelligente la declinazione che del tema portante di FE hanno proposto quest’anno i due curatori, Daniele De Luigi e Ilaria Campioli: “Ropes/Corde”. La necessità di portare alla luce la tensione tra il valore della memoria e le possibilità del futuro, in un momento storico nel quale l’importanza di radici e relazioni viene costantemente svalutata e messa in discussione, è evidentemente urgente.
La maggior parte dei lavori proposti ha una forte matrice personale, ma la narrazione complessiva conduce il visitatore a una riflessione di ampio respiro, che dal racconto intimo di Camerini e Bigi, attraversando la provincia felliniana di Pasqui, arriva alla poesia del paesaggio di Valentini.

Il prossimo fine settimana, 8-9 giugno, è l’ultimo per poter visitare Fotografia Europea e dunque anche la mostra dei vincitori di Giovane Fotografia Italiana.
Una breve intervista con i curatori della mostra, Daniele De Luigi e Ilaria Campioli, ci aiuta a capire meglio intenzioni e obiettivi del progetto.

© Emanuele Camerini, Notes for a Silent Man

C: GFI è arrivata quest’anno alla sua settima edizione. Un progetto prezioso per la fotografia italiana, che decide di concentrarsi e lavorare sulle nuove generazioni, restituendo ai giovani artisti selezionati un riconoscimento importante e un’occasione di produzione e visibilità in un contesto di grande rilievo nazionale ma anche internazionale come quello di FE. Come sono cambiati negli anni il progetto, la partecipazione alla call e la risposta di pubblico e critica alla mostra?
D/I: Se ripenso alla prima edizione di GFI mi rendo conto di quanto questo progetto, nato da una collaborazione tra Comune di Reggio Emilia e GAI, sia cresciuto anno dopo anno. Nel 2012 selezionai da solo, tra pochissimi partecipanti al bando, 12 autori che ebbero l’opportunità di vedere le proprie fotografie proiettate in piazza ad accompagnare un dj set. Un po’ alla volta abbiamo istituito una giuria internazionale grazie alle partnership con importanti festival europei (oggi sono Circulation(s) di Parigi, la Biennale di Brighton e Panoramic di Barcellona) dove i lavori selezionati vengono visti in uno slide show da migliaia di persone, abbiamo trasformato il format in una mostra per la quale assegniamo a ciascuno dei partecipanti un fee per la produzione, abbiamo istituito un premio in denaro per uno dei sette finalisti assegnato da una giuria di qualità. Le submissions sono sempre intorno alle 150, il livello della selezione è cresciuto molto e i riconoscimenti del pubblico, degli addetti ai lavori e degli stessi artisti che ci ringraziano per l’esperienza di Reggio Emilia sono una soddisfazione e uno stimolo a continuare su questa strada.

C: Quest’anno la mostra degli artisti selezionati era ospitata nel bellissimo spazio dei Chiostri di San Domenico, spazio che ha permesso di esaltare l’aspetto installativo e transmediale di alcuni dei progetti. La “pluralità di media espressivi” è stato uno degli aspetti che sembra aver determinato anche la scelta della giuria internazionale nell’individuazione di Iacopo Pasqui come vincitore del Premio Giovane Fotografia Italiana.
D/I: Le sale espositive del complesso dei Chiostri di San Domenico sono uno fra gli spazi più suggestivi della città. Non a caso il cortile interno su cui affacciano è stato scelto nel 2005 da Robert Morris per l’installazione della scultura Less Than. Questi spazi ci hanno permesso di dare il giusto rilievo ad ogni progetto mettendone in evidenza le peculiarità e, in alcuni casi, favorendone il dialogo. Sicuramente l’utilizzo, sempre più frequente, di diversi media espressivi e la contaminazione fra gli stessi è un aspetto che sta diventando, assieme al carattere sempre più installativo delle produzioni, preponderante. Crediamo che l’ibridazione fra i diversi dispositivi della visione sarà l’elemento dominante dei prossimi anni. Quest’aspetto riflette, in parte, quelle che sono le complessità dell’immagine contemporanea come è stato sottolineato dalla giuria nell’assegnazione del Premio Giovane Fotografia Italiana al progetto di Iacopo Pasqui. L’utilizzo di fotografie e video ne ha ampliato, in un certo senso, la resa riuscendo a “rendere il conflitto tra il singolo e il corpo sociale in un clima di omologazione e isolamento” della provincia italiana.

© Fabrizio Albertini, Radici

C: Non vi posso chiedere quali sono i vostri lavori preferiti, purtroppo!, posso però chiedervi qual è la peculiarità che di ciascun lavoro vi ha colpito e convinto maggiormente?
D/I: Di Luca Marianaccio, al di là di alcune singole immagini molto forti, la capacità di metterle in relazione creando un insieme visivo inquietante e di grande vigore. Di Emanuele Camerini l’utilizzo dell’immagine come elemento di attivazione della memoria e del ricordo all’interno di un racconto profondamente intimo alla ricerca di una nuova visone del presente. Di Marta Giaccone lo sguardo delicato e l’immediatezza dello scatto rivolto ai giovani abitanti dell’”Isola di Arturo”. Di Fabrizio Albertini il contrasto tra uno stile molto diretto, quasi caustico, e la delicatezza del mondo interiore e della memoria a cui attinge. Di Silvia Bigi la capacità di condurre con rigore un percorso di ricerca che la coinvolgeva molto a livello personale e familiare, sublimandolo in alcune opere di grande impatto emotivo. Di Jacopo Valentini la riflessione sui meccanismi della visione e della percezione, sull’illusionarietà delle immagini e sulla nostra continua ricerca di significati univoci in contrasto con una visione aperta ed evocativa.

© Silvia Bigi, Cicatrici

 

GIOVANE FOTOGRAFIA ITALIANA
ROPES/CORDE
a cura di Daniele De Luigi e Ilaria Campioli

Chiostri di San Domenico
via Dante Alighieri, 11, Reggio Emilia

sab-dom: 10:00-19:00

 

7 giugno 2019

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