di Luca Sorbo

“La fotografia è una risposta al mondo, non un suo riflesso. È un tentativo di estrarre l’ordine dal caos, la conoscenza dalla confusione, la saggezza dall’ignoranza e, in ultimo, la bellezza dalla disperazione”.
Queste parole ci introducono nella poesia visiva di Rodney Smith (1947-2016). La sua ricerca è una riflessione sulle possibilità del reale ed una sfida contro il senso comune. Il suo fotografare è una costruzione attenta e rigorosa di situazioni che rimandano ad una dimensione onirica e fantastica, sempre permeate da una delicata ironia. Un oscillare tra razionalità e sogno che obbliga lo spettatore a domandarsi se la sua percezione quotidiana sia vera o solo frutto dell’abitudine. Personaggi, sospesi nel tempo, tra un nostalgico passato ed un imprevedibile futuro, sono rappresentati in sereni contesti naturali. Un confrontarsi con il caos del mondo, provando a dare un ordine ed immaginare situazioni sorprendenti, ma sempre credibili. La sua non è una fuga, un rifugiarsi in una dimensione di favola, ma il cercare nella natura i dubbi e le tensioni del suo mondo interiore. Studioso di teologia e filosofia prova a guardare la natura e la figura umana senza il velo dell’abitudine, costruendo nuove ipotesi di senso. Nessuna delle sue immagini è manipolata in postproduzione e sono quasi sempre realizzate con l’ausilio della sola luce naturale. Collegato spesso al movimento surrealista ed in particolare al pittore Magritte, è tra i fotografi più originali del panorama internazionale.

Ha dichiarato nel 2009 “Le persone hanno un’idea precisa della realtà. La macchina fotografica può giocare con questa percezione della realtà. Ed è ciò che mi ha sempre affascinato, dato che non sono mai sicuro di cosa sia reale e cosa non lo sia”.
La mostra monografica di Palazzo Roverella è davvero un evento di grande importanza perché per la prima volta sono mostrate in Italia le opere di questo straordinario fotografo.

L’ampia retrospettiva, che espone oltre cento foto evocative di Smith, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con diChroma photography, il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Silvana Editoriale. La curatela è di Anne Morin ed è stata inaugurata il 3 ottobre 2025. Sarà possibile visitare l’esposizione fino al primo febbraio 2026.
Tutti le info sono reperibili sul sito www.palazzoroverella.com
Il suo percorso di autore è diviso in sei sezioni tematiche che sono: La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza, Passaggi. La mostra espone dalle nuvole temporalesche e i papaveri rossi degli esordi, nei primi anni Settanta, agli spazi eterei degli ultimi anni come Erin in Green (2014), passando per scatti onirici come lo Skyline dell’Hudson River di New York (1995).
Le sue immagini più famose sono realizzate in bianco e nero, ma alla fine della sua carriera sperimentò anche il colore, trovando nuove possibilità espressive. Rodney Smith ha dato vita a mondi incantati e visionari pieni di sottili contraddizioni e sorprese.

Si è formato seguendo i corsi di Walker Evans, approfondendo il lavoro di Ansel Adams e ispirandosi dall’opera di Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson e William Eugene Smith. Le sue fotografie sono apparse su pubblicazioni di spicco quali TIME, Wall Street Journal, The New York Times, Vanity Fair e molte altre. Ricordiamo, poi, che ha ottenuto grandi riconoscimenti per la sua fotografia di moda in collaborazione con rinomati marchi tra cui Ralph Lauren, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman.

Ha commentato la curatrice nella conferenza stampa: “Smith è un autentico ingegnere del tempo perduto. Misura, calcola e soppesa per costruire, in un modo che lui solo conosce, quest’ordine geometrico del pensiero”.
Ha dichiarato ancora:” Lo spazio immaginario di Rodney Smith è un luogo di transizione, una condizione intermedia fra l’essere e il divino, fra razionalità e finzione: un modello trasversale della natura umana che non appartiene più interamente al mondo degli uomini e non ancora interamente al divino”.
In un’epoca in cui siamo sommersi da immagini spettacolari, ma molto banali, prodotte dall’intelligenza artificiale la visione di questa esposizione ci ricorda che l’originalità non è stravaganza, ma il frutto di una profonda riflessione che incontra un animo sensibile che ha il desiderio di cercare un senso e nel cercare lascia tracce del sul percorso. Questo sono le immagini di Rodney Smith, appunti visivi di una ricerca filosofica e religiosa e per questo sono e saranno sempre una preziosa risorsa per chiunque sia interessato ad una onesta e profonda indagine dell’esistere.

La moglie, Leslie Smolan, direttrice esecutiva della Estate of Rodney Smith ha sottolineato che: “Che siano viste come narrazione visiva o ricerca filosofica, le sue fotografie possiedono sempre un potere trascendente che continua a risuonare ancora oggi, molto dopo la sua scomparsa. Ci sfidano a guardare il mondo e noi stessi attraverso una lente diversa che ci consente di abbracciare la bellezza, la stravaganza, l’umorismo, la malinconia e lo sforzo incessante. Il suo lavoro ci ricorda che l’esistenza umana è un esercizio di mirabile contraddizione: siamo capaci di incarnare simultaneamente esperienze multiple e apparentemente incompatibili”.

Molto bello anche il catalogo, edito da Silvana Editoriale, che ha un prezzo di copertina molto ragionevole e che consiglio di acquistare a tutti gli appassionati.
