Lo straordinario negli istanti anonimi di Saul Leiter

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di Luca Sorbo

“Ho avuto la fortuna di realizzare la mia ambizione di non diventare famoso”

Una frase molto strana per un autore, avere visibilità, veder riconosciuto il proprio talento è una delle ossessioni di quasi tutti i fotografi. Saul Leiter, però, più che essere interessato alla fotografia era interessato alla vita, alla quotidianità. che però, è capace di frammenti di verità e bellezza.

Senza titolo, Ernesto Anderle (Roby Il Pettirosso), opera in digitale, 2026

“Io non ho fotografato persone come modelli degli spazi urbani di New York. Io non ho una filosofia, ho una fotocamera. Guardo dentro la camera e scatto delle immagini. Le mie fotografie sono solo una piccolissima parte di quello che avrei potuto fotografare. Sono solo frammenti di infinite possibilità”.

© Saul Leiter

C’è qualcosa di primitivo, di originario nell’approccio di Saul Leiter al linguaggio fotografico. Non aveva lo scopo di realizzare immagini equilibrate per avere il consenso del pubblico. Amava il controluce, i riflessi, le trasparenze, che gli regalavano un mondo unico, in cui poteva riconoscere la sua particolarità. L’imperfezione di queste immagini risulta ancora più preziosa oggi che siamo quasi obbligati dagli algoritmi dei cellulari, delle fotocamere e dei software di ritocco ad avere immagini perfette.

© Saul Leiter

Afferma ancora:” “Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici.  Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante”.

© Saul Leiter

Le sue sperimentazioni del colore risalgono al 1948, un’epoca in cui solo il bianco e nero aveva dignità di linguaggio artistico, mentre il colore aveva solo un utilizzo commerciale. La sua formazione pittorica, però, lo guidò nel ricercare nel colore delle possibilità mai prima esplorate.

Red Curtain – © Saul Leiter

In vita mostrò solo una parte del suo lavoro. Nel 2018 furono scoperti nel suo archivio dei nudi in bianco e nero di grande interesse, realizzati tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Sessanta. Già in questo lavoro è evidente il suo approccio originale, mai banale.

La retrospettiva presentata al palazzo Pallavicini di Bologna fino al 19 luglio ed inaugurata il 5 marzo, ci consente di comprendere l’esperienza visiva di questo autore che solo di recente è stato acclamato come uno dei maestri del Novecento.

© Saul Leiter

Organizzata da Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation, il patrocinio del Comune di Bologna e con la curatela di Anne Morin è allestita con grande attenzione, favorendo una partecipazione immersiva dello spettatore. Ci sono in esposizione molti materiali originali e video che danno la possibilità di comprendere il percorso umano ed artistico del fotografo.

Intitolata Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia, l’esposizione riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio — tra cui riviste originali d’epoca e un documento filmico. La mostra comprende sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar.

© Saul Leiter

Corposo e bel stampato il catalogo edito da Contrasto, dal titolo Saul Leiter: La retrospettiva, un libro che non può mancare nella biblioteca degli appassionati.

Le 126 foto in bianco e nero in mostra non si contrappongono alle 40 a colore, ma sono la prosecuzione della stessa ricerca di senso attraverso il rifiuto del bello convenzionale.

HB_March 1959 – © Saul Leiter

Sono esposti anche 42 quadri. Da tutto questo emerge come il guardare di Saul Leiter fosse una profonda necessità interiore che si manifestava nelle differenti possibilità espressive.

Opera senza titolo

La sua prima monografia importante è del 2006, Early color, che lo rivelò al mondo come un originale sperimentatore ed un autore originale e sensibile. Il padre era un noto rabbino e voleva che il figlio seguisse le sue orme. La religione di Leiter fu però la meraviglia della vita, di quella parte della vita a cui nessuno prestava attenzione.

HB November 1959 – © Saul Leiter

Sottolinea ancora la curatrice Anne Morin:” “Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni di realtà. Realizzate con una maestria e una metrica che ricordano gli haiku. Il suo gesto è quello di un calligrafo: veloce, preciso, senza scuse”.

 

© Saul Leiter

Tutte le info sul sito www.palazzopallavicini.com

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