di Luca Sorbo
“La cultura è ciò che resta quando si è dimenticato tutto”.
Nino Migliori utilizza questa frase per spiegare la sua ricerca visiva. È una chiave di lettura molto importante, perché ci fa comprendere come il suo sperimentare era sempre finalizzato alla ricerca di un’essenza che restava dopo l’accumulo di conoscenze. Ha esplorato continuamente le possibilità del linguaggio fotografico, partendo dal reportage, allo still life, alla fotografia concettuale. Lucrezio, Leonardo e Duchamp sono stati i suoi maestri ideali. Curioso di ogni campo del sapere, dalla letteratura alla scienza, all’arte, alla tecnologia, ha avuto la capacità di trovare stimoli di ricerca in ogni campo, per poi dimenticare tutto e trovare, giocando e divertendosi, una sua strada originale. Non si è mai fatto imprigionare in uno stile, ha sempre giocato con la tecnica e con il linguaggio fotografico. In un’epoca come la nostra in cui la riconoscibilità stilistica di un autore è quasi diventata un dogma, il suo percorso artistico sono un esempio di grande coraggio, oltre che espressione di un talento cristallino.
L’autore bolognese compirà 100 anni il 29 settembre 2026 ed il suo percorso è tra i più interessanti della fotografia internazionale.
Per celebrare questo evento, do ut do promuove una mostra nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, a cura di Enrico Fornaroli, e un concorso fotografico.

L’edizione 2026 di do ut do, iniziativa fondata da Alessandra D’Innocenzo nel 2012 per sostenere le attività della Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli di Bologna, è dedicata al tema dell’Identità, e promuove, nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e Arte Fiera, un ricco palinsesto di mostre ed eventi che hanno avuto luogo in alcune delle principali e più prestigiose sedi istituzionali e museali di Bologna tra gennaio e febbraio 2026.
Il progetto espositivo diffuso, pensato per l’edizione di quest’anno, coinvolge come di consuetudine numerosi artisti contemporanei. Tra questi, un posto d’onore è riservato a Nino Migliori, storico amico di do ut do. In occasione di questa grande celebrazione, l’artista viene omaggiato con una mostra speciale dal titolo: “I 100 anni di Nino Migliori.” I Manichini. Identità presenta una serie inedita di fotografie a colori da lui realizzate nel 1972: I Manichini, che esplora il tema proposto, – l’identità – attraverso lo sguardo e la sensibilità artistica maturata dal grande maestro della fotografia in quasi un secolo di ricerca nei territori dell’immagine.

Sono immagini a colori, realizzate nel 1972, di manichini in legno abbandonati. Emergono le stratificazioni materiche, dai tessuti al legno. L’autore focalizza la sua attenzione sul divenire ed il cambiamento. Questa ricerca ci ricorda le celebri immagini dei muri in cui indagava la stratificazione materica e la testimonianza del passaggio dell’uomo. Questa attenzione alla realtà è uno dei principali campi di indagini di Nino Migliori che trovava nel De rerum natura di Lucrezio la sua ispirazione principale.

Il fotografo bolognese è uno dei padri nobili della fotografia italiana del dopoguerra. Nel suo lungo ed intenso percorso sono sintetizzate le principali tendenze della ricerca visiva nazionale. Nato a Bologna nel 1926 comincia il suo percorso confrontandosi con le esperienze amatoriali più interessanti del dopoguerra. In quest’epoca si confrontavano due modelli, quello della Bussola guidata da Giuseppe Cavalli che predicava una ricerca estetica pura, basata sulle alte luci e quello della Gondola di Venezia guidata da Paolo Monti che privilegiava un’attenzione al reale e si esprimeva attraverso immagini con neri profondi.

La città di Bologna e l’Emilia Romagna sono sempre stati al centro del suo interesse. Fotografa le persone che incontrava per strada, realizzando spesso foto di gruppo. Da queste esperienze nascono i suoi lavori Gente del Delta e Gente dell’Emilia. In questo periodo cercava di comprendere le possibilità di raccontare con il linguaggio fotografico attraverso la sequenza.
Nino Migliori
Sperimenta gli autoritratti e già da queste immagini si comprende il desiderio di sperimentare e di sperimentarsi.
Fin dal 1948 attrezza una piccola camera oscura e comincia a verificare le possibilità tecniche ed espressiva del materiale fotosensibile. È sempre guidato dalla propria curiosità. In modo naturale, senza troppi intellettualismi, realizza immagini astratte ed informali che dialogano con le indagini visive più avanzate dell’arte contemporanea.
Le sue ricerche più famose sono sicuramente le immagini dei muri e dei manifesti strappati. Ricerche che lo hanno impegnato dagli anni Cinquanta del Novecento agli anni Settanta. Migliori dichiara: “Facevo i muri perché mi interessava l’uomo. Sono le raffigurazioni del suo passaggio: dalle grotte di Altamira alle scritte sui muri di Pompei, agli strappi, ai graffiti contemporanei. L’uomo davanti a un muro si disinibisce, sia che adoperi dei pigmenti, sia una chiave per graffiare o un pezzo di gesso o una bomboletta spray; libera il suo inconscio la sua espressività ed è sé stesso. Ecco perché la ricerca sui muri- la macchia, l’informe, i manifesti stracciati, le muffe, l’umidità, le tracce, le scritte- che testimoniano lo scorrere del tempo, che riferiscono la successione degli interventi delle persone, per me hanno un fascino particolare.”
Carlo Arturo Quintavalle sottolinea: “La ricerca di Migliori è profondamente originale e differente da tutto quanto lo ha preceduto: per lui la storia è quella del tempo degli uomini, appunto un tempo umano, una storia materiale, di durata. Migliori non vuole rapire nessuna immagine, per lui essere fotografo vuol dire testimoniare, nelle tracce, l’icona urbana e la sua storia. Conduce sulla città un’operazione profondamente rivoluzionaria, perché pone l’accento proprio su ciò che viene rimosso.”
Negli anni Settanta Bologna è il centro della ricerca artistica contemporanea italiana e non solo. Performance, ricerca di nuovi linguaggi, impegno sociale sono le grandi direttrici delle nuove generazioni. Migliori segue sempre una sua strada personale, che dialoga con il contemporaneo, ma che utilizza sempre le attrezzature e le possibilità del fotografico. In questo differisce dai tanti artisti che si sono confrontati con la fotografia, poiché per lui il linguaggio fotografico non era solo un mezzo, ma era il luogo privilegiato della sua ricerca. Il suo sperimentare si nutre della casualità, cerca volontariamente di indagare i limiti dei materiali fotosensibili, provando solo in un secondo tempo a comprendere razionalmente i risultati ottenuti.
Migliori considera un suo grande maestro Lucrezio e dal De rerum natura, che ha letto più volte, ha tratto ispirazione per alcune sue ricerche che hanno per oggetto il paesaggio, come ad esempio le polaroids manipolate.
Un altro maestro ideale è Leonardo da Vinci dal cui insegnamento è nata la ricerca Lumen, in cui riprende alcuni capolavori, come il Cristo velato, con la sola luce di una candela, ottenendo un effetto visivo particolarissimo.
Migliori confessa che la celebre foto del tuffatore fu il frutto di un colpo di fortuna e che per molto tempo non l’ha esposta perché non era il frutto di una indagine strutturata. Poi venne un gallerista americano che lo convinse ad esporla ed oggi è, probabilmente, la sua opera più famosa.
Altre sue sperimentazioni sono i fotogrammi, le ossidazioni, i pirogrammi, gli idrogrammi, i polarigrammi. Ama sempre cambiare, è interessato al discorso concettuale, ma cerca sempre nella materia un’impronta efficace e rivelatoria.
Sempre in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna e curato dal Direttore Enrico Fornaroli, do ut do ha promosso anche un concorso fotografico rivolto agli studenti sul tema dell’“Identità”. L’iniziativa intende creare un ponte generazionale tra la ricerca visionaria di Nino Migliori e le nuove generazioni di fotografi, offrendo ai giovani talenti l’opportunità di confrontarsi con lo stesso tema indagato dal maestro, offrendo loro la possibilità di esporre nel contesto di un progetto di rilevanza nazionale.
Il concorso sarà molto utile per avvicinare i giovani autori alla ricerca di questo maestro che a 100 anni ha ancora una grande curiosità e desiderio di scoprire nuove possibilità del linguaggio fotografico. Migliori consiglia di lavorare sempre ad un libro e non cercare la bella immagine. Il concorso, quindi, dovrà essere solo un punto di partenza per ricerche più approfondite.
La fotografia di autore è spesso imprigionata in una riconoscibilità forzata, spesso ridondante. Il grande fotografo bolognese è un esempio di come l’essere libero sia più importante dell’essere riconoscibile e vendibile.
Più che al risultato finale è sempre stato interessato allo sperimentare e con Sant’Agostino potremmo dire che il suo cercare è già un trovare.

Segnaliamo il sito della Fondazione Migliori, www.fondazioneninomigliori.org , che gestisce il suo archivio ed organizza varie attività per far conoscere e valorizzare le tante ricerche del maestro.