ARCHETIPI di Antonio Biasiucci alla Reggia di Caserta

Magma_1987-1995 - © Antonio Biasiucci
di Luca Sorbo

La voce di Antonio Biasiucci trema questa mattina, l’emozione è forte. L’ imponente mostra alla Reggia di Caserta che raccoglie quasi tutte le sue ricerche visive con 300 fotografie, istallazioni e libri, anche se è un dovuto omaggio alla sua attività di artista da oltre 40 anni, viene vissuta con l’umiltà che lo accompagnato in tutta la sua vita. Il ragazzo, che timidamente presentava le sue foto al SICOF ad Attilio Colombo nei primi anni Ottanta del Novecento, viene celebrato da una delle istituzioni museali più importanti al mondo. L’esposizione è un’occasione unica per poter vivere il percorso di uno degli autori più interessanti della fotografia italiana ed europea.  Sono con lui in questa occasione tanti amici che lo hanno conosciuto agli inizi della carriera come il critico d’arte Enzo Battarra, l’attore Tony Servillo e l’artista Nino Longobardi. Il percorso espositivo può anche essere un utile insegnamento per i giovani autori per comprendere che l’esperienza artistica non è solo realizzare delle opere originali e formalmente pregiate, ma è la vita che si incarna nella forma per realizzare immagini necessarie. Non è l’artista che sceglie cosa creare, ma è il sincero seguire la propria ispirazione che diventa manufatto. L’opera non è altro che il residuo materiale di un viaggio interiore. Questo Biasiucci ha potuto insegnarlo ai tanti allievi che ha avuto nei suoi tre lab irregolari e come docente di linguaggio artistico all’Accademia di Belle Arte di Napoli e di Foggia. Oggi i suoi allievi sono una presenza importante nella giovane fotografia italiana.

Impasto_1991 – © Antonio Biasiucci

Nato a Dragoni ha avuto inizialmente un rapporto conflittuale con la fotografia. Il padre era fotografo di cerimonia e desiderava che il figlio continuasse questa attività. Il suo interesse era però diretto verso la musica e desiderava fare nuove esperienze. L’incontro con la città di Napoli, dove si recò per gli studi universitari, fu, però, traumatico, la grande città, se pur piena di fascino, risultava difficile da vivere e da capire. Conobbe il teatro di avanguardia e le nuove tendenze dell’arte contemporanea, ma sentiva il bisogno di riappropriarsi della propria storia personale. Ritornò nei luoghi d’origine e trovò nel linguaggio fotografico, che inizialmente aveva rifiutato, un modo per indagare il proprio disagio interiore. Scopre che la macchina fotografica può essere utile per investigare i fantasmi del presente. Dichiara nell’intervista presente nel catalogo:” La camera oscura è nello stesso tempo il luogo in cui il tempo si dilata e quello fortemente circoscritto dove tutto accade. È il mio luogo di formazione, dove i tempi di attesa stimolano la riflessione: ti offre, spazio, tempo e possibilità per meditare su quello che accade nella tua vita”. Nel 2014 nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia porta i negativi del padre illuminati da una luce puntiforme in modo da evidenziare i ritocchi effettuati sulle lastre. È un modo per trovare una pace interiore per il contrasto che aveva avuto con il genitore all’inizio della sua carriera di fotografo.

RES_1993-1999 – © Antonio Biasiucci

Il primo libro fu Dove non è mai sera del 1984, in cui indagava il mondo dei pastori del Matese. Nel 1987 venne pubblicato Vapori in cui si confrontava con la crudele e cruenta uccisione del maiale.  In questo libro vi era una lunga poesia di Antonio Newiller, attore e regista teatrale, che fu il suo punto di riferimento per le sperimentazioni. La costruzione di uno spazio scenico dove indagare il soggetto scelto attraverso un’analisi continua e finalizzata alla scarnificazione del soggetto stesso divenne un metodo di lavoro che lo ha accompagnato in tutte le sue ricerche. Lavorare sulle ferite personali e dei soggetti ripresi era un modo per comprendere l’essenza delle cose, una ricerca di senso che è evidente in tutte le sue opere.

Vapori_1983-1987 – © Antonio Biasiucci

Il libro Stazioni del 1991 è una riflessione sul percorso che il treno compie per andare da Dragoni a Napoli. Corpus del 1995 è una dichiarazione di intenti del suo guardare e confrontarsi con il reale che trova nuove soluzioni formali. Con la ricerca Magma del 1998 indaga la materia primigenia dei vulcani. La lava, traccia della nascita dell’universo, è un soggetto ideale per la sua ricerca di senso. In tutti i suoi lavori successivi riesce ad unire originalità e coerenza come solo i versi autori possono fare. La ricerca artistica è un bisturi che penetra nella carne viva dell’esistenza per incidere le ferite interiori. Biasiucci, oltre al talento, ha avuto anche un grande coraggio per affrontare tutte le difficoltà che questo percorso gli ha riservato. Ci sono state delusioni e battute d’arresto, ma la profonda convinzione del proprio agire lo ha guidato nel superare tutti gli ostacoli.

Pani_2009-2011 – © Antonio Biasiucci

Tutti i suoi libri sono molto curati, nascono sempre da una attenta analisi dei contenuti per trovare la forma libro più efficace, possono essere considerati dei tomi della sua ricerca.

Molto curati sono anche gli allestimenti espositivi. Sottolinea, sempre nell’intervista:” Ogni mostra è concepita in relazione allo spazio, che influisce a tal punto da determinarne almeno in parte l’identità. Le mie immagini, infatti sono predisposte alla trasformazione, possono essere declinate in diversi formati e materiali e spesso diventare un’istallazione, offrendo al pubblico ogni volta sguardi ed emozioni diverse”. L’esperienza teatrale che ha profondamente influenzato il suo percorso è evidente anche negli allestimenti espositivi.

Ghenos_2017-2020 – © Antonio Biasiucci

Il 30 maggio 2026 alla Reggia di Caserta si è inaugurata la mostra Archetipi di Antonio Biasiucci, a cura di Tiziana Maffei con l’organizzazione di Valeria Di Fratta e Paola Servillo. L’esposizione è stata realizzata e prodotta dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori.

Ventiquattro le tematiche lungo le quali si sviluppa la mostra, attraverso immagini singole, polittici e installazioni tra le quali “Corpo latteo”, spazio immersivo e multidimensionale che offre un cammino nel cosmo che ruota incessante, senza un punto di inizio e di fine. L’esposizione si arricchisce di dispositivi site-specific, come “Molti” che trae origine dalle immagini, realizzate nel Museo di Antropologia di Napoli, dei calchi facciali ripresi dall’antropologo Lidio Cipriani negli anni Trenta in alcuni paesi del Nordafrica. Il senso dei due monoliti nella Gran Galleria viene rivelato dai numeri disegnati da Mimmo Paladino che accompagnano le foto di Biasiucci: i migranti scomparsi in mare perdono la loro identità per diventare aride cifre.

Corpo-Latteo_2017 – © Antonio Biasiucci

La mostra offre, poi, un viaggio viscerale nel cuore della Real Sito di San Leucio nella ricorrenza dei 250 anni dalla fondazione della Colonia. I telai, gli ingranaggi metallici e i rocchetti del torcitoio abbandonano la loro natura meccanica per diventare protagonisti di una narrazione sospesa. Il lavoro di Biasiucci si concentra sulla materia, facendo riaffiorare i volti delle donne e gli strumenti del lavoro serico come tracce di un’identità mai perduta.

Corpo-Ligneo_2021 – © Antonio Biasiucci

“Archetipi” è anche il titolo del volume dedicato ad Antonio Biasiucci edito da Allemandi.

Grazie a una recente acquisizione della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, entra inoltre nel percorso la celebre serie Magma, realizzata tra il 1987 e il 1995 in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano. Un altro importante ingresso nelle collezioni della Reggia è Corpo Latteo, acquisita grazie all’Art Bonus. Composta da sedici fotografie, l’opera esplora il latte come simbolo di nascita, vita e origine. Le immagini evocano al tempo stesso la vastità dello spazio e l’intimità della gestazione, mettendo in dialogo distanza cosmica e dimensione umana.

P2833_2023 – © Antonio Biasiucci

L’esposizione nella Gran Galleria della Reggia di Caserta sarà aperta al pubblico dal 31 maggio al 30 novembre. Sponsor Totem Digitali srl, Fondazione Orizzonti, Fondazione Tridama e Consorzio Daman.

Scrive la curatrice Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta, nell’introduzione al catalogo: “Nel lavoro di Antonio Biasiucci le forme sembrano emergere da una profondità remota: sono presenze che il tempo ha custodito e che la fotografia riporta alla luce, rendendole nuovamente visibili. Pani, vacche, vulcani, crani, corpi, acqua, frammenti organici e minerali compongono in questo libro un alfabeto primario dell’esistenza. Sono elementi quotidiani ed al contempo originari, prossimi ed arcaici, legati alla vita concreta degli uomini, ma capaci di oltrepassare la dimensione individuale per diventare immagini collettive, forme che attraversano il tempo”.

Insula_2025 – © Antonio Biasiucci

L’umiltà dell’autore è uno stato d’animo indispensabile per trovare le energie necessarie per il suo progetto estremamente ambizioso, infatti afferma:” Mi servo della fotografia per tentare di scrivere un alfabeto dell’umanità, scegliendo gli elementi che ritengo fondamentali e portandoli all’origine della forma”.

La mostra è un bilancio ed una verifica del suo percorso, ma non un punto di arrivo. Siamo certi che ci saranno nuovi capitoli. La ricerca di senso non può mai ritenersi compiuta ed è per Biasiucci un’abitudine di vita con cui si confronta quotidianamente.

Insula_2025 – © Antonio Biasiucci

La mostra è visitabile in Gran Galleria fino al 30 novembre 2026.

Tutte le info sono reperibili sul sito www.reggiadicaserta.cultura.gov.it

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