Se scompaiono le immagini | Memoria fotografica, storia di un recupero collettivo

di Dario Orlandi
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Quando un evento catastrofico colpisce un territorio l’attenzione dei soccorsi e dei media va per prima cosa alle persone, poi alle abitazioni e infine ai monumenti simbolici dei luoghi. É una gerarchia della comunicazione che rispecchia le priorità evidenti, prima di tutto vitali e poi identitarie, di una collettività. Accanto a questa narrazione corale si affiancano piccoli racconti che spesso non vengono segnalati per un certo senso del pudore e per una scarsa fiducia nell’interesse pubblico che questi possono generare: sono piccole storie fatte di oggetti, cimeli, ricordi, immagini.

La notte del 9 settembre 2017 un violento nubifragio ha colpito la città di Livorno, portando con sé il pesante bilancio di nove vittime e centinaia di abitazioni allagate. Una di queste, in una stradina alle spalle della Rotonda dell’Ardenza, è la casa della famiglia di Daniele Dainelli, fotografo italiano pluripremiato, da anni residente in Cina dove lavora come corrispondente per la stampa internazionale. Le precauzioni ordinarie del fotografo professionista nella conservazione del suo archivio analogico poco hanno potuto contro l’acqua e il fango che hanno invaso le case per metri: un archivio di rara preziosità e frutto di anni di lavoro di documentazione in ogni canto del mondo è stato così compromesso in maniera irrimediabile nell’arco di pochi istanti.

Quando nell’estate del 2014 i Talebani nella loro sfida iconoclasta al mondo occidentale decisero di bombardare le vestigia di Palmira, molti commentatori fecero giustamente notare che la perdita delle rovine rappresenta una seconda (e per certi versi ancor peggiore) morte: se è vero che siamo abituati fin da piccoli alla inesorabile fine della vita biologica, siamo altrettanto educati all’idea che questa vita sopravviverà attraverso i segni che avremo prodotto come cultura e come individui; è per questo che quando “muoiono” le immagini proviamo un senso di desolazione cosmica, meno forte – è ovvio – del dolore affettivo, ma per certi versi più oscura: perché finita la vita restano i segni, ma finiti i segni non resta che l’oblio, il nulla.

Credo che sia questa la sensazione di desolazione che gli amici di Daniele hanno provato quando hanno saputo del danneggiamento dell’archivio del fotografo, in Cina al momento dell’alluvione. Il tam-tam sui social avviato da un’amica e collega, la notizia ribattuta dai media e un gruppo di volontari nati dalla rete; il sostegno delle istituzioni locali e regionali, di curatori ed esperti di restauro. Dopo un anno e mezzo dall’alluvione, lo scorso 11 maggio – presso la biblioteca dei Bottini dell’Olio di Livorno – è stata inaugurata la mostra “Memoria fotografica: storia di un recupero collettivo”.

Certo, molte immagini sono andate perdute per sempre e molte sono irrimediabilmente compromesse, presentano segni di danneggiamento dell’emulsione e del contatto con l’acqua. Ma queste tracce sulle tracce, non sono esse stesse prove di un vissuto fotografico e biografico? Non è così pulsante e bello il bastone consumato del nonno ritrovato in soffitta – segnato dal passaggio delle mani, di quelle mani – in confronto a quello nuovo e impeccabile, algido, da vetrina? E questa aggiunta di passaggio – se pure allontana molto le fotografie dall’idea di purezza tecnica ricorrente – sottrae o aggiunge spessore alle immagini? Le fotografie salvate continuano – per quanto segnate – nel loro testardo imperativo di documentare, ma aggiungono al primo segno un secondo strato: portano con sé il dolore di una città e la sua rinascita attraverso le tracce della memoria collettiva, un’esperienza corale che nel danno trova la forza di una nuova estetica ammaccata ma vitale.

Le fotografie di Dainelli diventano così un doppio rituale pubblico in cui al documento remoto si sovrappone la memoria locale, confermando la fotografia come strumento fondamentale nella costruzione del vissuto collettivo, anche nelle sue manifestazioni più inattese e persino tragiche.

MEMORIA FOTOGRAFICA | STORIA DI UN RECUPERO COLLETTIVO
Archivio Fotografico Daniele Dainelli

Biblioteca Labronica Bottini dell’Olio
Piazza del Luogo Pio, Livorno
11 maggio -30 giugno  2019

Lun – sab: 8.30 – 18.30
Dom: 10.00 – 18.00

 

 

 

 

 

 

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